La canzone del carnevale - StatoMaggiore

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Storia
 
      Una volta anticamente 
 Egli certo che un Barone,
 Ci trattava duramente
 Con la corda e col bastone;
 D'in sull'alto Castellazzo,
 Dove avea covile e possa,
 Sghignazzando a mo’ di pazzo
 Ci mangiava e polpa ed ossa.
 
 Ma la figlia d'un mugnaro
 Gli ha insegnata la creanza,
 Che rapita ad uom più caro
 Volea farne la sua ganza.
 Ma quell'altra prese impegno
 Di trattarlo a tu per tu:
 Quello è stato il nostro segno
 E il castello non c'è più.

      E sui ruderi ammucchiati 
 Dame e prodi in bella mostra
 Sotto scarli inalberati
 Noi veniamo a far la giostra;
 Su quei greppi, tra quei muri,
 Che alla belva furon tana,
 Suonan pifferi e tamburi
 La vittoria popolana.
 
 Non v'è povero quartiere
 Che non sfoggi un po' di gale,
 Che non canti con piacere
 La Canzon del Carnevale.
 Con la Sposa e col Garzone
 Che ad Abbà prescelto fu,
 Va cantando ogni rione:
 Il Castello non c'è più.
   
 prof. Ferdinando Boaro  

   

 
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